Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, durante una recente apparizione radiofonica a Un Giorno da Pecora, ha usato toni netti parlando del campione azzurro come simbolo di un’élite privilegiata che dovrebbe “fare di più per il Paese”.

Le parole di Landini hanno sorpreso persino chi segue da anni il tennis italiano: “Sinner? È molto bravo, ma tecnicamente preferisco altri, e con la sua enorme ricchezza potrebbe dare un contributo maggiore al Paese”, ha dichiarato il leader della Cgil, entrando poi nel dettaglio della questione fiscale e di cittadinanza. La proposta di introdurre una patrimoniale – idea riproposta anche nei contesti politici recenti – è stata collegata proprio alla figura del tennista, che vive fuori dall’Italia per la maggior parte dell’anno e paga le tasse principali all’estero.

Il messaggio lanciato non è solo una questione tecnica di gettito fiscale, ma un vero e proprio richiamo di responsabilità sociale verso uno degli sportivi italiani più forti di sempre. La critica di Landini si inserisce in un contesto più ampio di dibattito pubblico sul ruolo dei grandi nomi dello sport nella vita civile del nostro Paese, dove il successo individuale viene sempre più spesso messo in relazione alle aspettative collettive.

Sinner, dal canto suo, raramente si espone in dichiarazioni politiche o sociali, concentrandosi sulla stagione sportiva e sugli obiettivi da top player mondiale. Le sue ultime dichiarazioni – in cui ha chiesto agli Slam maggiore equità nei premi per sostenere anche i giocatori meno benestanti – avevano già mostrato un lato più “solidale” del campione.

Eppure, la critica arrivata dalla Cgil apre una crepa nel modo in cui viene percepito il suo ruolo pubblico. Con le Olimpiadi di Parigi 2026 all’orizzonte e un movimento tennistico italiano in grande crescita, il dibattito su ruoli e responsabilità potrebbe intensificarsi: se la generazione di fuoriclasse vuole davvero essere anche un modello sociale, dovrà rispondere alle nuove sfide poste dall’opinione pubblica – e non solo dagli avversari sul campo.

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