Ma davvero nel 2026 scoppierà la terza guerra mondiale o sono tutte c*zzate?
La situazione internazionale resta complessa, ma gli elementi concreti indicano rischi di escalation regionale, non un conflitto globale su scala mondiale. Una base di preoccupazione tangibile è la guerra Russia-Ucraina, che ormai entra nel quarto anno di conflitto.
Il presidente americano Donald Trump ha recentemente avvertito che la situazione — con migliaia di vittime e poche prospettive di pace rapide — potrebbe degenerare e coinvolgere più attori se non si trovasse una soluzione duratura. Al tempo stesso, Trump ribadisce l’impegno degli Stati Uniti a negoziare una fine alle ostilità, mentre l’Europa resta coinvolta diplomaticamente e logisticiamente nel sostegno a Kiev.
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A complicare il quadro c’è l’aumento della cooperazione militare tra Russia e Cina: i due Paesi hanno condotto esercitazioni congiunte di difesa antimissile nel dicembre 2025, segno di un allineamento strategico che va oltre l’ambito della crisi ucraina. Questo tipo di partnership è visto da molti analisti come una risposta diretta alle iniziative statunitensi nella difesa missilistica e a una maggiore presenza americana nella regione euro-asiatica.
Per l’Europa, la posizione resta duplice e cauta: da una parte i Paesi membri della NATO rafforzano piani di difesa collettiva e cooperazione con Washington, dall’altra cercano di evitare che le tensioni si trasformino in guerra aperta. Il segretario generale della NATO ha ribadito l’importanza di un dialogo diplomatico e di un approccio multilaterale alla sicurezza, piuttosto che una corsa agli armamenti incontrollata.
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Un altro fattore è la competizione tra Stati Uniti e Cina per leadership tecnologica ed economica globale, che alcuni esperti descrivono come una “trappola di Tucidide” — un possibile conflitto quando una potenza emergente sfida quella dominante, ma non necessariamente inevitabile. In sintesi, è realistico affermare che il mondo non è sull’orlo di una Terza Guerra Mondiale nel senso tradizionale (con scontri diretti su vasta scala tra grandi potenze) — ma i rischi di tensione, crisi regionali, competizione strategica e scenari di conflitto localizzato restano altamente significativi e richiedono attenzione diplomatica continua.






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