

A quanti di voi, appassionati di tatuaggi, piacerebbe un Patch Tattoo? Negli ultimi anni, in Italia, sembra essersi diffusa la smania di questo nuovo genere di tatuaggio letteralmente “cucito sulla pelle” come fosse una toppa, o un adesivo. Un modo originale e, senza dubbio, incredibilmente all’avanguardia di concepire il concetto stesso di tatuaggio. Noi di Notizie Flash oggi abbiamo intervistato uno dei principali esponenti italiani del Patch Tattoo: Salvatore Ariemma, in arte erot1, con un seguito di più di venticinquemila follower su instagram e ormai considerato, a tutti gli effetti, un creator artist.
D: Come nasce la tua specializzazione in patch tattoo artist e in che modo si distingue, artisticamente e tecnicamente, dal tatuaggio tradizionale?
R:
Nasce dall’ossessione per la materia. Il patch tattoo non è solo un disegno, è texture, spessore visivo, tridimensionalità ricamata. A differenza del tatuaggio tradizionale, che spesso punta alla pelle come supporto, io la pelle la tratto come stoffa da decorare, come se stessi cucendo un simbolo addosso alla persona. Tecnicamente richiede controllo delle linee, saturazione, contrasti e layering studiato per dare l’illusione della toppa reale. Artisticamente si distingue perché ha un linguaggio grafico più diretto, iconico, quasi pop, ma con la potenza del realismo nei dettagli. È un ibrido tra artigianato e impatto visivo.
D:Nel tuo lavoro il tatuaggio sembra avvicinarsi più a un oggetto narrativo che a una semplice decorazione sulla pelle. Quanto conta per te la storia dietro ogni patch che realizzi?
R:
Conta tutto, ma non deve essere per forza spiegata. È come lasciare indizi. Ogni patch ha un peso simbolico, un’origine, un’energia: può venire dalla strada, dall’arte, dalla musica, dalla cultura napoletana o da un immaginario più grande. Ma la cosa importante è che la storia non sia un accessorio: deve essere autentica e sentita, anche se chi la guarda non la conosce. Il tatuaggio deve parlare da solo, e se non parla da solo, allora non è pronto.
D:I tuoi lavori sono immediatamente riconoscibili anche sui social. Quanto ha inciso Instagram nella costruzione della tua identità artistica e nel rapporto con i clienti?
R:
Instagram non mi ha creato, ma mi ha dato il megafono. L’identità me la sono cucita prima sulla pelle dei clienti e poi sullo schermo. I social hanno inciso perché oggi il tatuatore non deve essere solo bravo: deve essere ricordato, riconosciuto, cercato. Per me IG è stato un’estensione naturale del mio stile: forte, contrastato, iconico, diretto. I clienti arrivano già connessi al mio mondo, non devo convincerli, devo solo alzare l’asticella dell’idea. E quando non devo convincere nessuno, posso creare al 100%.
D:Lavori in un settore molto esposto alle mode. Come si fa a innovare senza inseguire i trend, mantenendo uno stile coerente e credibile nel tempo?
R:
I trend li guardo, ma non li rincorro. Innovare non significa fare quello che fanno tutti domani, significa fare quello che gli altri capiranno dopodomani. La coerenza viene dal vocabolario visivo che ti costruisci: il mio è fatto di patch, contrasti forti, simboli, cultura, provocazione visiva e tecnica pulita. Io non cambio stile per un trend, che sia anche di natura artistica. Per restare credibile nel tempo devi essere vero, non strano.
D:Sempre più giovani vogliono trasformare la propria creatività in un mestiere. Cosa distingue oggi un tatuatore che funziona davvero da uno che resta invisibile, anche se tecnicamente bravo?
R:
La tecnica oggi è il biglietto d’ingresso, non il biglietto della fama. Quello che distingue un tatuatore che funziona davvero è la mentalità: essere un creativo non basta, devi essere un brand, un riferimento, un’esperienza. Devi saper comunicare, esporti, rischiare, avere una voce, un’estetica, un pubblico. L’invisibilità non la decide il talento, la decide la paura. Chi funziona davvero ha coraggio, identità e continuità. Chi resta invisibile ha solo potenziale non speso.
D:Guardando al futuro: come immagini l’evoluzione del tatuaggio artistico in Italia e quale ruolo pensi possano avere linguaggi ibridi come il patch tattoo nei prossimi anni?
R:
L’Italia sta maturando. Il tatuaggio artistico si sposterà sempre di più verso linguaggi contaminati, ibridi, riconoscibili, meno ‘categoria’ e più ‘firma’. Il patch tattoo avrà un ruolo enorme perché parla la lingua di questa generazione: simboli iconici, impatto social, nostalgia grafica, cultura pop, artigianato visivo. Ma la vera evoluzione non sarà lo stile, sarà la libertà di mescolare gli stili. Il futuro appartiene a chi sa creare linguaggi ibridi senza perdere radici e identità.
Identità artistica e pensiero: @erot1




Lascia un commento