Giada Bernardi, avvocato degli animali e simbolo di difesa verso gli indifesi, si racconta in una lunga intervista con noi di Notizie Flash, dopo l’ennesima vittima della crudeltà umana a Palestrina: Dea, cagnolina uccisa dal suo stesso padrone. Giada racconta cosa rappresentano per lei gli animali, con i quali ha sempre avuto un legame di tenerezza e protezione, ma soprattutto racconta che i suoi clienti non sono “né persone che divorziano, né vittime di incidenti stradali, né società che devono rimettere insieme i cocci, né lavoratori insoddisfatti. Hanno peli e piume invece che abiti, zoccoli e cuscinetti al posto delle scarpe, zampe, ali e pinne come braccia. Ecco, io difendo gli animali come fossero persone in un Paese che ancora troppo spesso li considera come cose” (Repubblica, 2025).

La nostra intervista all’avvocato Giada Bernardi

Giada, lei si definisce a pieno titolo “avvocato degli animali” e assiste ogni giorno, purtroppo, a crudeltà inferte sui nostri amici a quattro zampe. L’ultimo caso venuto alla luce è quello di Dea, pastore tedesco ucciso a Palestrina, dopo il quale lei e la sua associazione “Zampe che danno una Mano” avete deciso di denunciare alla procura di Tivoli. Può raccontarci nello specifico cos’è successo?

Dea è l’ennesima vittima della crudeltà disumana. Da quanto appreso dagli organi di stampa la cagnetta stava passeggiando lungo una via di Palestrina condotta al guinzaglio dal suo padrone quando questi improvvisamente e senza ragione alcuna ha iniziato a colpirla violentemente a calci e pugni, sotto gli occhi degli astanti. L’intervento dei Carabinieri, chiamati dai presenti in loco, ha permesso di fermare ed identificare il responsabile ( denunciato dalle forze dell’Ordine), ma purtroppo non è servito a salvare la povera Dea, deceduta nella Clinica Veterinaria –  ove pur è stata prontamente trasportata –  a causa delle gravissime lesioni ripotate a seguito della brutale aggressione. La vicenda di Dea è l’ennesima riprova che la crudeltà ha fattezze (dis)umane e l’umanità si è, da tempo, rifugiata negli animali.

Di atrocità, nell’ultimo periodo, ne stiamo vedendo a bizzeffe: dalla gattina Elettra, a Rosi, ai cane Aaron e Dea. Anche lei ha l’impressione che fare del male agli animali stia diventando un mezzo, specialmente per i ragazzini, per raggiungere una certa esposizione mediatica?

Le atrocità ci sono, purtroppo, sempre state. Da anni i Social hanno permesso che ciò che prima rimaneva sepolto sotto quattro dita di polvere di omertà venisse alla luce. Ultimamente abbiamo assistito ad una vera e propria escalation di violenza nei confronti degli animali, spesso perpetrata da adolescenti annoiati, in cerca di un diversivo che li faccia emergere ed avere likes in quella vita virtuale che si è sostituita a quella reale in cui, evidentemente, non hanno né gratificazioni né soddisfazioni. Ed è un fenomeno dilagante che deve essere arginato, in primis da parte delle famiglie e delle scuole.

La giustizia per gli animali, in Italia, nonostante sia regolata da sanzioni penali, è ancora troppo leggera e difficilmente applicabile, anche in casi di evidente crudeltà. È d’accordo o no con questo punto di vista?

Le pene, pur incrementate dalle modifiche apportate dalla Legge 82/25, sono ancora irrisorie e di entità tale da non costituire un deterrente efficace. Non parlerei di legge difficilmente applicabile, quanto piuttosto di elementi ostativi all’applicazione quali le lungaggini processuali, la sfiducia di molti nella giustizia, la paura ancora diffusa di denunciare. Le condanne sono l’esito di un processo, che scaturisce da una denuncia. Se non c’è denuncia non c’è processo. Ergo non c’è condanna. Se prima delle leggi non cambiano le teste è difficile arrivare al cambiamento tanto auspicato, ma spesso poco attivamente perseguito.

Lei com’è che ha deciso di avvicinarsi a questa professione, diventando un avvocato degli animali? Cosa l’ha spinta a dedicarsi a loro?

Nella mia famiglia ci sono sempre stati animali, amati e rispettati. Presenze insostituibili che io amo da sempre e che da sempre sono la parte migliore di me. Sono creature da cui ho imparato ed imparo ogni giorno e senza le quali non potrei mai immaginare la mia vita, la mia casa. Avrei voluto fare il veterinario, ma non sono capace di fare neanche un’iniezione…così dopo la laurea in Giurisprudenza ho pensato che avrei potuto mettere quel poco che sapevo a disposizione degli Animali e provare ad aiutarli in qualche modo. All’ epoca non avevo chiaro in che modo…ma dalla prima denuncia, fatta nel 1997, passo dopo passo, piano piano, la strada è andata formandosi e siamo qui.

Cosa, secondo lei, bisognerebbe fare -praticamente- per evitare quanto il più possibile di esporre i randagi a questi fenomeni di violenza sempre più frequenti?

Destinatari di violenze non sono solo i randagi, ma animali che vivono in famiglia, nei rifugi, nei canili…Sono necessari in primis più controlli da parte delle Istituzioni – a cui spessissimo si sostituiscono i volontari, che ringrazio per il loro preziosissimo operato – ed è indispensabile che la cultura del rispetto e dell’amore verso queste creature, che sono esseri viventi e senzienti come noi e molto spesso meglio di noi, trovi diffusione nelle famiglie e nelle scuole. Amare e rispettare gli animali vuol dire amare e rispettare la vita. Un bambino che oggi cresce con gli animali ed al quale viene insegnato a curarli, rispettarli ed amarli sarà un uomo che domani darà vita ad una società migliore di quella in cui viviamo oggi.

Lascia un commento

Trending

Scopri di più da Notizie Flash

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere