Da regina incontrastata dell’influencer marketing a imputata: il 2025 rischia di diventare l’anno del crollo per Chiara Ferragni. La richiesta della Procura di Milano è chiara e inappellabile: 1 anno e 8 mesi di reclusione per truffa aggravata. Un’accusa pesantissima che riguarda il cosiddetto “Pandoro Pink Christmas 2022” e le uova di Pasqua sponsorizzate negli anni precedenti. Secondo l’accusa, quelle campagne — presentate come iniziative di beneficenza — avrebbero in realtà fruttato un “ingiusto profitto” stimato in circa 2,2 milioni di euro. Il tutto giocato sul rapporto di fiducia distorto con milioni di follower, travolti da promesse di solidarietà e altruismo.

Chiara, visibilmente provata, ha dichiarato davanti al tribunale di aver agito “in buona fede”: assicurando che “nessuno ha lucrato”, e che gli intenti erano genuini. Ma la Procura non pare convinta, e con il rito abbreviato chiede quella pena — che, se confermata, potrebbe distruggere una carriera costruita su like, storie e apparizioni patinate. È un segnale chiaro: l’era dell’influencer come divinità social non è inattaccabile. Quando l’ombra del sospetto si allunga su promesse di beneficenza e marketing mascherato da altruismo, la legge può essere impietosa. E il pubblico — sempre pronto a seguire — diventa testimone di una verità amara: dietro la vetrina scintillante di Instagram può nascondersi un business calcolato a tavolino.

Il “declino Ferragni” è iniziato. E per l’industria dell’influencer marketing è una lezione dura, che potrebbe scavare un fossato tra fama da social e responsabilità reale.

Lascia un commento

Trending

Scopri di più da Notizie Flash

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere