Valentina Ghetti, professoressa e booktoker, nonché autrice di “Aura, venti di fuoco” -ed. Mondadori-, è letteralmente “un animale da libreria”: legge di giorno, legge di notte, legge per passione e per professione. Infatti, nel 2024, Valentina arriva a scrivere per Mondadori, facendo conoscere ufficialmente la sua penna a tutti i lettori che -già da prima- la seguivano sui social. Noi di Notizie Flash abbiamo chiamato Valentina per un’intervista, dove ha scelto di raccontarsi su più fronti.

La nostra intervista a Valentina Ghetti

Valentina, tu sei una prof “in pausa”, booktoker di giorno e autrice di notte. Come fai a conciliare queste tre identità e quale di queste tre è stata la tua “identità primordiale”?
Diciamo che non sono riuscita a conciliarle al meglio avendo dovuto lasciare l’insegnamento da parte, almeno temporaneamente. Continuo a “insegnare” online (in format come la guida di lettura), perché penso sia un po’ un mio modo di interfacciarmi alla realtà: sono curiosa, ascolto con interesse e amo approfondire ciò che mi stupisce. Raramente tengo per me le mie scoperte ma cerco un modo di raccontarle alla community esattamente come facevo prima con i miei alunni.

Bilanciare invece le altre due identità è complesso, l’essere booktoker ha portato con sé altre responsabilità, per due anni ho collaborato alla cura del programma fantasy di Lucca Comics and Games, mi occupo con altri colleghi di una collana editoriale per DeAgostini e spesso giro l’Italia per vari eventi. La scrittura ne esce sempre un po’ penalizzata dai mille impegni, è una valvola di sfogo della quale non riesco a fare a meno ma richiede un grande capacità di organizzazione riuscire a ritagliarmi i momenti giusti per scrivere.

Per quanto riguarda l’identità primordiale se la giocano l’insegnamento e la creazione di contenuti sui libri: ho iniziato l’università sognando di diventare insegnante e subito dopo le superiori ho aperto un profilo youtube per parlare di libri, poi l’ho chiuso e anni dopo mi sono lanciata su Tiktok, ma questa è un’altra storia.

Nel 2024 hai pubblicato “Aura” un romanzo per Mondadori. In qualche modo, l’esperienza di scrivere un romanzo è stata formativa, per te, anche a livello personale?
Credo che l’esperienza della scrittura sia stata formativa soprattutto per me, scrivere porta a rielaborare parti di sé che magari si preferirebbero nascoste, mette in una posizione scomoda a prescindere dal genere a cui ci si dedica. Forse la cosa più importante che mi ha aiutato a fare aura è stato fate pace con la versione di me che sono stata in passato, mi ha consentito di capirla, di perdonarla e di scendere in prima linea per il mio futuro.
Ho sempre amato inventare storie ma non avrei mai immaginato di arrivare alla pubblicazione, è stata una sorpresa anche per me. Ho avuto davvero paura delle opinioni altrui per molto tempo, ora riesco a guardare il mio passato con tanta gratitudine.

Cosa rispondi a chi sostiene che il booktok, negli ultimi anni, è diventato “un mondo di squali assetati di visual”?
Non direi assetati di visual quanto più di collaborazioni e la reputo anche una bella cosa, potenzialmente. Mi rendo conto che l’idea di poter “vivere di libri” possa sembrare un bellissimo sogno e sono assolutamente consapevole del privilegio di chiamare lavoro quella che è sempre stata la mia passione. D’altra parte forse si tende un po’ a romanticizzare questo impiego facendolo sembrare qualcosa che “se vuoi puoi”, in realtà ci vogliono impegno, disciplina, capacità di trasformare continuamente le proprie tecniche comunicative e adattarle a varie piattaforme, capacità di analizzare il mercato e i gusti del pubblico.

Raramente ho incontrato qualcuno che dichiara di svolgere questo lavoro completamente a caso, seguendo le “vibes”: far crescere un profilo richiede tanta costanza, gli appuntamenti in live vanno rispettati e creare tanti contenuti richiede tempo, che va effettivamente tolto al resto della giornata.

Alla luce di ciò mi rendo conto che l’idea di fare “visual” immediate e semplici cavalcando le polemiche o criticando il lavoro altrui possa sembrare appetitosa, però vi mentirei se dicessi che porta lontano.
Le aziende sono interessate a conoscere i gusti dei lettori, non le loro idee sull’ultima sterile polemica in atto, è meglio trasmettere la propria identità comunicativa raccontando una passione che criticando gli altri.

Tu come hai iniziato a fare video sul booktok e cos’è che ti ha spinto a voler condividere le tue letture e, in seguito, i tuoi romanzi con il pubblico?
Come accennavo all’inizio la mia storia inizia su Youtube, avevo aperto un profilo gestito veramente male a causa degli impegni e dell’università, ma amavo l’idea di poter condividere con altri la mia passione per i libri; quindi, ho continuato a pubblicare video per parecchi anni per passione personale. Dopo la laurea ho scaricato l’app di TikTok e un po’ per scherzo ho iniziato a postare dei video divertenti sui libri, senza aspettative, anzi, mi sentivo troppo vecchia per continuare a parlare di libri online, sapevo che avrei dovuto dedicare quel tempo alla formazione personale come insegnante.

In realtà sin dai primi video ho ottenuto riscontro e attenzione immediati, quindi ho pensato che fosse il caso di investirci un po’ di tempo, quattro anni dopo, eccoci qua!

Per quanto riguarda i miei romanzi sono stati un po’ “incidenti di percorso”, avevo il computer invaso di testi già iniziati da anni e pensavo che lì sarebbero rimasti. Lavorare online mi ha dato la possibilità di lasciare temporaneamente l’insegnamento e di avere molto tempo libero da investire nel cercare di esaudire finalmente un sogno: vedere pubblicata la storia sulla Valle Camonica che avevo iniziato a scrivere quasi dieci anni prima.
Quanto a Love at first fight, quando si dice uno tira l’altro…

Se dovessi racchiudere la personalità di Valentina in unico libro, tra tutti quelli che hai letto fin’ora, in quale la racchiuderesti?
Questa è una domanda molto complessa. Io amo leggere i fantasy ma mi rendo conto che sono davvero troppo fifona per sentirmi rappresentata da una qualsiasi delle mie protagoniste preferite.
Forse la persona in cui mi rivedo in più in assoluto è Emma Woodhouse, la protagonista del romanzo omonimo di Jane Austen. Emma è una ragazza che tende a vivere attraverso le storie altrui, con una grande voglia di aiutare e spesso incline a combinare guai, a volte è persino un po’ cattivella ma poi si pente sempre.

Però se posso vantarmi un po’ dichiarerò di essere stata la protagonista di un racconto scritto da Felicia Kingsley sull’inserto Tuttolibri de La Stampa qualche anno fa, scusate ma succede una volta nella vita e non smetterò mai di vantarmene.

Lascia un commento

Trending

Scopri di più da Notizie Flash

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere